Chi cannoneggia i palestinesi
Peccato. Proprio ora che servirebbe una flotilla internazionale di pacifisti che navighi rapida nel Mediterraneo in soccorso dei palestinesi, non c’è nessuno a disposizione. Forse impegnata sotto il sole tra le isolette dell’Egeo, forse a fantasticare di un ponte aereo per aiutare la Striscia di Gaza, forse a progettare altri boicottaggi dello stato di Israele, l’armata dei violatori del blocco navale tace. Da tre giorni il regime siriano bombarda il porto di Latakia e si accanisce con particolare ferocia sul quartiere dei rifugiati palestinesi, al Raml al Filistini.
18 AGO 20

Peccato veramente che l’accorata iniziativa internazionale fosse pronta ad aiutare la Striscia di Gaza, controllata da Hamas, i cui capi politici abitano a Damasco in case sicure fornite loro dal regime di Bashar el Assad, e non levi nemmeno un’ancora in difesa dei palestinesi sulla stessa costa e quattrocento chilometri a nord di Gaza. In questo caso, la violazione dei diritti umani non è un’opinione, non c’è possibilità di errore: si tratta di un massacro.
Ieri il Telegraph ha pubblicato l’intervista a un disertore della polizia segreta siriana, fuggito in Turchia. Secondo l’agente, l’Iran ha mandato i suoi cecchini a dare una mano alle forze di sicurezza della Siria contro i manifestanti. Se fosse vero, per i palestinesi cade un altro pezzo di mito: quello secondo cui anche gli sciiti sono pronti ad aiutarli contro Israele. Come è sempre successo, i palestinesi sono le pedine sacrificabili del medio oriente. Teheran e Damasco ne sventolano la causa quando viene comodo contro Israele. Ma se quelli provano soltanto ad alzare la testa, allora arrivano le cannonate – e all’orizzonte non spuntano flottiglie.